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LOMUTI (M5S) SU VISITA A CARCERI LUCANE: EMERGENZA CONTINUA

“Scarse condizioni igieniche, personale carente e assistenza sanitaria vergognosamente deficitaria. Queste le condizioni trovate in un ‘viaggio’ negli istituti di pena della Basilicata fatto ad agosto”.

Lo dichiara Arnaldo Lomuti, senatore del Movimento 5 Stelle.

“Come componente della Commissione Giustizia, – prosegue – ho infatti visitato nei giorni scorsi le Case circondariali di Melfi, di Potenza e di Matera.

È stato un tour all’interno delle carceri della Basilicata, per conoscere da vicino le condizioni e le criticità del sistema penitenziario lucano, per ascoltare le esigenze e le problematiche sia del personale penitenziario che dei detenuti, per individuare le soluzioni e i bisogni di cui essere consapevoli nell’attuale attività legislativa.

Nel corso delle visite dentro la comunità carceraria lucana, è subito balzata, in tutta la sua grave evidenza, la pessima condizione igienico-sanitaria del piano terra dell’istituto di pena di Potenza ho registrato seri problemi strutturali, con celle dove i bagni non hanno neanche un divisorio, le fogne creano seri problemi di igiene e vivibilità e con impianti di riscaldamento che non sempre funzionano.

Va bene che le pene per i detenuti devono essere certe, perché altrimenti vengono meno le ragioni stesse di una condanna penitenziaria, ma un conto è l’espiazione di una pena, un altro conto sono le condizioni disumane della detenzione, tra scarsa igiene e sovraffollamento, cose che un Paese civile non dovrebbe mai consentire.

Criticità per le quali una buona fetta di responsabilità ricade sulla Regione Basilicata, mostratasi in questi anni superficiale e, è il caso di dire, latitante. Penso alle infermerie, nelle quali, specie a Melfi, si lavora in continua criticità e dove si lamentano addirittura casi di mancata fornitura di farmaci salvavita.

Mi chiedo come mai, con un bilancio sanitario di 1 miliardo e 300 milioni di euro, la Regione non ha trovato fondi per rendere più umane le condizioni igieniche dei propri istituti di pena e di sorveglianza.

L’incontro con i direttori degli istituti di pena e il personale penitenziario ha fatto emergere una questione molto grave te e per di più comune a tutti e tre gli istituti lucani: la carenza di personale e l’insufficienza della pianta organica, tant’è che spesso e volentieri i Direttori degli istituti, insieme al personale disponibile, si trovano ad operare in pericolose emergenze.

Problemi che creano di conseguenza questioni di sicurezza per i rischi di una possibile diminuzione della capacità di sorveglianza. Inoltre, lo stress cui si espone il personale penitenziario per le pesanti condizioni di lavoro, sicuramente riduce sia il rendimento che la capacità di svolgere adeguatamente le proprie mansioni.

E tra ile criticità non manca la carenza di risorse finanziarie, che crea difficoltà per le necessarie e importanti attività di riabilitazione e rieducazione dei detenuti e che non permette alcuna programmazione di manutenzione ordinaria delle carceri lucane, al fine di migliorare le condizioni generali delle celle.

E non mancano nemmeno casi di sovraffollamento, altra causa che incide sensibilmente sulle condizioni di malessere dei detenuti e del personale adibito.

Sono stato accompagnato in questo viaggio nelle carceri lucane da Piero Scutari, componente del Segretariato della Dichiarazione di Bruxelles, che dispone di ‘Programmi di Educazione alla Pace’, indirizzati all’ambiente penitenziario.

A entrambi è apparso evidente la gravosità dell’impegno necessario per migliorare le condizioni delle strutture carcerarie lucane al fine di meglio coniugare dignità e sicurezza.

Tanti problemi ma molti meriti che vanno riconosciuti ai direttori, al personale civile e di polizia che portano avanti un lavoro che a tratti assume le forme di vera e propria missione.

Personale che insieme ai detenuti compongono un mondo sconosciuto a gran parte della società.

C’è ancora molta strada da fare – conclude Lomuti – per migliorare quelle condizioni che fungono da metro per misurare il livello di civiltà di un popolo”.

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