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“La Regina”: il Racconto-Canzone di Paolo Gerbella

Popular e nostalgico, il primo grande sciopero italiano nel nuovo album del cantautore ligure

Impegnato, teatrale, musicalmente popular e nostalgico. Si presenta così “La Regina”, il nuovo album del cantautore Paolo Gerbella targatoOrangeHomeRecords, arrivato a quattro anni dal concept “Io, Dino” dedicato alla vita del poeta Dino Campana.

Il lavoro del cantautore ligure si presenta come un concept, o meglio un Racconto-Canzone, ideale dimensione per Paolo Gerbella nonchè aspetto fondamentale per un disco così storicizzato.

“La Regina” infatti, affonda le sue radici tra il 19 e il 23 dicembre del 1900, quando a Genova il Prefetto Garroni emanò un decreto che impose la chiusura della Camera del lavoro della Città, definita da un quotidiano locale “un pericoloso luogo d’incontro” con fini politici anarchici e socialistiIn quei cinque giorni “La Regina” – così veniva chiamata la merce al Porto di Genova – rimase ferma, i commerci si interruppero in tutto il territorio nazionale. Fu così che il Popolo insorse in massa contro lo Stato, ottenendo il ritiro del decreto e il riconoscimento della dignità e il rispetto del lavoro. Quell’importante evento diede il via alle conquiste sociali e sindacali del ‘900.

Popolo, Appartenenza, Dignità, oggi, quali significati assumono? “La memoria se abbandonata svanisce e si ritorce su se stessa, dimenticando che quando un Popolo sa essere tale, restando unito e compatto, nulla lo può distogliere dalle sue conquiste“, ne è convinto Paolo Gerbella. Questo album serve a conservare la memoria dei popoli del nostro Paese, con una dedica particolare alla civiltà Occitana, al di là e da questa parte delle Alpi, secolarmente perseguitata ma sempre solida.

“La Regina” vive di momenti popular, di sfumature tanguere e manouche, spaziando dal sound jazz, grazie al supporto di ottimi musicisti, al combat folk. L’album, arrangiato da Rossano Villa, è edito da Raffaele Abbate, per l’etichetta OrangeHomeRecords.

TRACKLIST & CREDITI

CARBONIN | LA CENA | RÈSCHE INTA GÔA | LA VIGILIA | UN UOMO LIBERO | MARTA E PIERO | LO SCIOPERO E LA REGINA | A REGINN-A | ORA CHE | DALLE MURA | OME LIBRE (bonus track)

Voci: Paolo Gerbella, Laura Parodi (A Reginn-a, Carbonin) Sabrina Colombo (Carbonin, Marta e Piero) Erica Molineris (Ome Libre) Milko Frenquelli (Carbonin)

Chitarre acustiche, classiche, banjo, ukulele: Laura Marsano, Bacci del Buono (Un Uomo Libero, Ome Libre) Enzo Cioffi (Dalle Mura)

Batteria e percussioni: Enrico Simonetti, Federico Occhiuzzi (Marta e Piero)

Basso e contrabbasso: Paolo Priolo, Felice Del Gaudio (Marta e Piero)

Piano, fisarmonica e orchestrazione: Rossano Villa, Giovanni Ceccarelli (Marta e Piero)

Ghironda: Sergio Berardo (La Cena)

Violoncello: Kim Schiffo

Violino: Chiara Cesano

Cornamuse, fiati irlandesi, buzuki, mandolino: Maurizio Cardullo

Arpa: Isabella Puppo

Flauto traverso e ottavino: Federico Vallerga

Clarinetto: Ilaria Laruccia

Oboe: Alessio Anelli

Tromba: Marco Callegari (Lo Sciopero e la Regina)

Flicorno: Stefano Bergamaschi (Marta e Piero)

Effetti: Alice e Elisa Villa

Arrangiamenti e mix: Rossano Villa

Mastering: Raffaele Abbate

Dipinto originale in copertina: Giacomo Grasso

Progetto grafico: Daniela Guadagnino

Registrato presso OrangeHomeRecords (Leivi, GE), Bopcity Jazz-Studio (Le Pré-Saint-Gervais, France), Piave 34 (Cuneo), Laboratorio Musicale Villa Mazzacorati (Bologna)

TRACCIA PER TRACCIA

CARBONIN Nel porto di Genova il “Carbonin” era lo scaricatore di carbone, uomini capaci di trasportare ceste di un quintale anche per 15 ore al giorno avanti e indietro tra la stiva e la banchina. I carbonin erano gli ultimi, pagati nelle osterie in cambio di un vino scadente e illusorio. Con lo sciopero del dicembre 1900, fu chiesto di ricevere la paga sottobordo o nelle sedi delle delle compagnie.

LA CENA L’oligarchia esiste pur modificando la sua forma in base ai tempi. In una cosa si riconosce: nell’essere trasversale ai luoghi d’incontro. Sono salotti, locali anonimi, campi da gioco, in cui Capitale e Potere si disperdono in poche mani. In questi luoghi si determinano strategie. Un redazionale sulla pagina del principale quotidiano cittadino offrirà la scusa al pretore di Genova per chiudere la Camera del Lavoro e dare il via alla rivolta.

RÈSCHE INTA GÔA/LISCHE IN GOLA Lo scioglilingua popolare “Pane e pesce e lische in gola” a indicare la speranza di un cibo che sembra nobile ma è in realtà indigesto, è la metafora delle classi sociali. Quella borghese non prende posizione e guarda con fastidio una massa che tenta di riemergere.

LA VIGILIA La mattina seguente la decisione dello sciopero, migliaia di lavoratori incrociarono le braccia. C’è la paura dell’incerto, di chi sa di poter essere schiacciato: nel 1898 a Milano, in occasione di uno sciopero, lo Stato con il Generale Bava Beccaris spara sulla folla uccidendo decine di manifestanti. La Vigilia è quel momento tra consapevole decisione e naturale apprensione.

UN UOMO LIBERO Allo Sciopero del 1900 tra i tanti anonimi, due persone ebbero modo di dare dignità alla lotta: Lodovico Calda, operaio tipografo e Pietro Chiesa, Senatore del Regno e primo operaio eletto al Parlamento. Persone a cui la Storia ha riservato sottotitoli rispetto alla grandezza del loro impegno. Uomini o donne liberi perchè come cita un detto Occitano: “Se sai chi sei e da dove vieni, nulla ti spaventa”.

MARTA E PIERO Sono due personaggi immaginari. Il giovane Piero che vive con tensione la vigilia e chiede a Marta di raggiungerlo sotto il cielo notturno per trascorrere quelle ore insieme, allontanare la paura e rivendicare l’orgoglio di “appartenere” a una classe, a un mondo che nulla ha da invidiare ad alcuno, e al tempo stesso constatare di essere oggetto del potere che altri esercitano.

LO SCIOPERO E LA REGINA In porto tutti i lavoratori usano chiamare le merci con il termine “Regina”, amata e odiata fino al punto di volerla tutta per sé al prezzo di discordie e lotte anche mortali. La mattina dello sciopero la folla si avvicina ai cancelli del porto ma non entra, con un occhio al proprio obiettivo da perseguire e uno alla “Regina” che non può restare ferma.

A REGINN-A Amor tradito, amor cercato, amor combattuto: ci sono tutti gli elementi ideali che fanno di una storia d’amore il ripetuto conflitto emotivo tra chi quell’amore vuol possedere. Ma il soggetto amoroso accoglie il suo destino con il sorriso sornione e desolato di chi sa che ha ali di farfalla, sensibili, inseguito da retìni che lo vogliono intrappolare…

ORA CHE Il Popolo ha vinto, manifesta la sua gioia anche chi da opportunista appare a giochi fatti. Calda e Chiesa sul palco del Carlo Felice, il Teatro dell’Opera di Genova, per l’occasione “prestato” dal Comune ai lavoratori per celebrare l’evento, rivendicano la vittoria del Popolo e lo ammoniscono affinchè sin da subito il lavoro riprenda, con la coscienza di una conquista importante ma provvisoria “sino al prossimo ballo in città”.

DALLE MURA La vita riprende con i suoi ritmi, una generazione prende posto a un’altra, il tempo scorre. Genova, le sue mura, la Lanterna, sono sempre lì immobili osservono questo non cambiare mai delle persone, sempre in lotta per sopraffarsi a vicenda. Riuscendo a tratti a essere Popolo, a tratti a essere saggio, quasi sempre a essere cieco. La città e le sue mura sono l’ideale voce narrante.

OME LIBRE E’ la bonus track, la versione in dialetto occitano del brano “Un uomo Libero”.

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