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OLLA “A Day Of A Thousand Years” Collettivo Dotto 5 Maggio 2017

Ogni suono ha una specifica densità, ogni musica ha una sua temperatura. E non è un particolare da poco, anzi per qualcuno è il segreto di tutto. Per dire, gli Zero7 con il loro “warm sound” ci hanno fatto decollare una carriera. Anche a questo devono aver pensato i torinesi OLLA nel momento di approcciarsi al loro secondo disco in studio, dopo l’esordio “A Serious Talk” del 2015. Un disco quasi puramente elettronico, volutamente rarefatto. Un easy listening complesso. E allora perché non provare ad alzare la temperatura? Perché non provare ad essere più densi? Così, dopo due anni di lavoro, gli OLLA presentano “A Day Of A Thousand Years”, otto brani che continuano il loro interessantissimo percorso pop, mantenendo parte dell’indietronica con cui i cinque torinesi sono cresciuti e che li ha fatti conoscere, mischiandola però con il folk, con una pasta sonora calda fatta di arrangiamenti più diretti, di registrazioni più immediate, di sensazioni non troppo ragionate incastonate in mezzo agli spartiti.  Un po’ come passare dai Notwist ad Angus & Julia Stone, tanto per citare due dei riferimenti maggiori degli OLLA, ricordandosi sempre che per anni in Italia è esistito un gruppo chiamato Yuppie Flu. E allora da subito, dalla traccia di partenza “The Quicksands”, gli OLLA mostrano tutta la loro ricercatezza applicata ad una canzone pop, in un incrocio di rullate, chitarre elettriche, synth e una voce immediatamente riconoscibile, passando per “Gimme A Day” dentro il cui testo si ritrova il titolo del disco, e poi la marziale “Nord Tennis”. E poi ancora “Wonderland”, che sul finale si impreziosisce del violoncello di Elena Diana (ex Perturbazione, e presente non solo qui), e “Live Visuals And Love” che parte morbida su accordi di pianoforte per poi diventare più quadrata ed articolata, solo di tromba incluso gentilmente concesso da Ramon Moro, l’altro special guest del disco. “Saved Again” rimane contenuta, dando l’impressione di poter esplodere senza farlo mai per davvero, spezzando i ritmi di batteria e gestendo le armonie vocali con estrema cura, mentre “Green Curtains” è un crescendo continuo e ad un certo punto esplode per davvero, chitarra distorta à la shoegaze e voce che si livella, e che porta dritti al pezzo conclusivo del disco, con la chitarra acustica di “Admitting The Mess”, che chiude in maniera raffinata e molto delicata una mezz’ora abbondante di musica su cui viaggiare, dentro cui perdersi, cullandosi in mezzo ai suoni dei nostri, a quella ricercatezza mai banale che tanto conta in una canzone, ancor più se dentro i solchi del pop più o meno dream, più o meno warm. Il tutto impreziosito dagli ospiti già citati prima, Elena Diana al violoncello in “Gimme A Day”, “Wonderland” e “Admitting The Mess” e la tromba di Ramon Moro in “The Quicksands”, “Nord Tennis” e “Live Visuals And Love”, registrato da Moreno Rapillo al Chronobeach Project Studio di Torino e masterizzato dalle sapienti mani di Andrea Suriani (I Cani, Is Tropical, M+A, Cosmo) all’Alpha Dept di Bologna. “A Day Of A Thousand Years” è questo, uscirà il prossimo 5 maggio per il Collettivo Dotto e contiene un sacco di materiale infiammabile, che riesce a tener dentro un hammond e un sintetizzatore cattivissimo, che ha una temperatura tutta da scoprire e che, soprattutto, è dannatamente bello. E denso.

 

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