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“IL ROCK È MORTO” è il secondo disco dei LES FLEURS DES MALADIVES

Prodotto da Max Zanotti, pubblicato da Ostile Records il 20 marzo distribuzione Believe e con la partecipazione speciale di Alteria

Il trio di Como torna a tre anni dalla pubblicazione del precedente album con un nuovo lavoro, incentrato sul valore profondo di “Rock”, quale parola e concetto.

“Il rock è morto”: un intercalare quando si parla di musica e il punto di partenza sarcastico attorno al quale i Les Fleurs Des Maladives costruiscono i dieci brani contenuti nell’album, scritti e composti attingendo a piene mani dal vissuto del precedente tour, dall’energia dei tanti live e dai mille discorsi nati nei backstage, tra fan e amici, su cosa sia il Rock’n’Roll e su cosa possa significare nel presente.

Ne nasce un disco/racconto appassionato che celebra l’autenticità (artistica e non) e che parla di Rock mentre il Rock lo suona, ricco di ironia provocatoria e popolato da personaggi, citazioni e luoghi reali, amalgamati a elementi della pop-culture e dell’attualità.

A valorizzare lo spirito dell’album, la produzione artistica di Max Zanotti: punti di partenza il sound d’impatto che contraddistingue i live della band e l’originalità delle canzoni, per ottenere un’impronta sonora ricercata e innovativa dal cuore anni ’70 riducendo al minimo il processo di editing.

Una proposta audace, cruda, libera. In una parola: Rock!

“Il rock è morto” sarà anticipato dall’uscita del primo singolo “HOMO SAPIENS” il 27 febbraio.

Copertina: Mark David Chapman, elaborazione della foto segnaletica scattatagli presso la centrale di polizia di New York il 9 dicembre 1980, subito dopo aver sparato a John Lennon.

TRACK BY TRACK

  1. Rock’n’Roll – Se il titolo dell’album è intenzionalmente provocatorio, la prima traccia del disco è una netta presa di posizione che suona come una dichiarazione d’intenti: “Voglio solamente Rock’n’Roll”, il resto non m’importa.
  2. Homo Sapiens – L’essere umano è l’unico animale ad avere avuto un impatto così forte sul pianeta Terra da meritarsi il nome dell’era geologica in cui vive: Antropocene (dal greco anthropos = uomo). Secondo la teoria dell’evoluzione di Darwin, la specie che ha più chance di sopravvivenza è quella che meglio si adatta ai cambiamenti: riuscirà l’Homo Sapiens ad adattarsi agli sconvolgimenti da lui stesso provocati? Lo scopriremo nella prossima era geologica.
  3. La grande truffa dell’indie-rock – Il titolo è un riferimento ai Sex Pistols e all’album “La grande truffa del rock’n’roll”. Scenario diverso, stesse tematiche beffarde: i compromessi nello show business e il fingere per raggiungere il successo, utilizzando scappatoie più o meno lecite.
  4. Attacchi di panico – Spesso i mostri che coviamo nel profondo sono la parte più umana di noi. Imparare a conoscere se stessi significa anche saper convivere con le proprie paure e ogni tanto lasciarle libere di uscire a farsi un giro. “Mostrami i tuoi mostri, amore”: abbandoniamoci a caduta libera nel vortice dei nostri incubi e vediamo quello che succede.
  5. Chernobyl – Una storia d’amore, Guerra Fredda e radiazioni termonucleari. Una piccola poesia dove le leggi della fisica quantistica si confondono con quelle di attrazione tra atomi, corpi, pensieri ed esseri umani e dove il legame che si crea tra i due protagonisti s’irradia in un sentimento indissolubile. “Dove ci porterà quest’assoluta modernità?”: il principio d’indeterminazione di Heisenberg è metafora per l’incertezza della vita, ma il progresso che inseguiamo è in realtà un percorso che deve essere intrapreso dentro di noi.
  6. NABA design blues – La Nuova Accademia di Belle Arti, nota come NABA, si trova a Milano sui Navigli ed è uno dei tanti simboli della fashion culture. La studentessa di design protagonista della canzone diventa la caricatura di uno stile di vita che fa dell’omologazione una professione, con tanto di titolo di studio accademico. “Hasta el Campari siempre”: rivoluzione culturale da consumarsi all’happy hour.
  7. La canzone del condannato – Gli ultimi pensieri e lo sfogo interiore di un uomo destinato alla condanna a morte. Una sentenza che scorre lenta come un rasoio, che priva dell’umanità tanto il condannato quanto chi lo condanna e che spinge alla ricerca di un senso di colpa quale disperato tentativo di espiazione.Il brano si conclude con una citazione da “Recitativo (due invocazioni e un atto d’accusa)” di Fabrizio De Andrè.
  8. Il Rock è morto – Omologarsi al sistema in fondo ha anche i suoi vantaggi, così dopo la morte del rock’n’roll i musicisti sopravvissuti decidono che è molto meglio sacrificare la propria libertà espressiva e la propria creatività in cambio del “benessere”. Ma quando si vende l’anima, chi è il vero morto?
  9. Le tre veritàfeauturing Alteria – La voce di Alteria impreziosisce quest’omaggio a uno dei brani più visionari di Lucio Battisti. Due riff portanti che già nel 1971 anticipavano di molto atmosfere punk, new wave e post-rock; un ritornello completamente strumentale; una linea vocale dissonante e un testo scritto da Mogol che parla di bugie e tradimenti ma che offre della verità solo tre interpretazioni diverse rimettendo la decisione finale al giudizio dell’ascoltatore.
  10. La fine dello spettacolo – La libertà d’espressione è una delle conquiste più preziose dell’uomo, che passa attraverso la musica e l’arte in generale. Confondere arte e intrattenimento, però, è un peccato dal quale tentiamo di assolverci ed è un “attentato” alla nostra stessa libertà. Il testo è stato scritto poco dopo i fatti avvenuti il 13 novembre 2015 presso il teatro Bataclan di Parigi e la canzone è dedicata alla memoria delle vittime dell’attentato.

 

BIOGRAFIA

LES FLEURS DES MALADIVES sono Davide (voce e chitarra), Ugo (basso) e Alberto (batteria), un furioso trio che cerca di defibrillare la salma del rock italico a colpi di riff esplosivi e liriche taglienti. Una cruda vena cantautorale reinterpreta lo spirito Rock’n’Roll puntando tutto sui testi e sulla bellezza cinica della verità. Per i FLEURS “fare musica in Italia oggi” significa salire sul palcoscenico e trasformarsi in scimmie spaziali pronte per il lancio.

Dopo una demo capace di strappare un bel commento di Mauro Pagani, nel 2007 la band pubblica “Antinomìe EP” (autoproduzione). Nel 2009 Nada canta “Novembre”, una canzone dell’EP, e la include nel suo album “Nada live Stazione Birra” (Rai Trade).

A novembre 2013 la band pubblica l’album di debutto “MEDIOEVO!” (Zeta Factory / Master Music). “Medioevo”, title-track e primo singolo estratto, diventa video RockTV Pass su RockTV. Nel 2014 il brano “Dharamsala” è premiato da Amnesty International per l’impegno nei diritti umani. A fine 2014 esce “Amoxicillina”, secondo singolo del disco, con un videoclip in esclusiva per Rockerilla. Nel 2014 con Medioevo e nel 2016 con Amoxicillina, sono una delle band finaliste di 1MFestival, il contest del Concerto del Primo Maggio di Roma.

Medioevo” ottiene ottime recensioni: da Il Fatto Quotidiano a RockIt, passando per Buscadero e Internazionale, i media parlano di “fresco rock d’autore”, di “grunge-stoner anni ’90 dai riff decisi e aggressivi”, di “testi che evocano la perizia del miglior Agnelli”, di “atmosfere energiche vicine ai Ministri”.

Nel 2016 firmano per Ostile Records (già etichetta di Blastema e Casablanca) e Max Zanotti segue i lavori del secondo album in qualità di direttore artistico.

Il nome del gruppo è liberamente ispirato alla dedica iniziale de I fiori del male di Baudelaire: “De la plus profonde humilité / Je dédie / Ces fleurs maladives.

 

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