Cronaca

MIGRANTI, SE LA FAMIGLIA DIVENTA ACCOGLIENZA. INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANGELO CHIORAZZO, COORDINATORE DI 9 CENTRI IN ITALIA

Dopo la rivolta nel Cpa di Cona è tornato alla ribalta il problema migranti. Noi italiani siamo bravi a nascondere sotto il tappeto la polvere, ma come tutti sanno prima o poi qualcuno la trova.

di Roberto Pacilio

Dopo la rivolta nel Cpa di Cona è tornato alla ribalta il problema migranti. Noi italiani siamo bravi a nascondere sotto il tappeto la polvere, ma come tutti sanno prima o poi qualcuno la trova. Quello che sta accadendo nei grandi centri di accoglienza è una situazione come dice Mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, ad Agensir: “ingestibile ed esplosiva. Bisogna passare ad una accoglienza diffusa su tutto il territorio, con numeri ridotti. Un’accoglienza diffusa che abbia al centro la tutela della dignità della persona”. Della stessa opinione è Oliviero Forti, responsabile ufficio immigrazione della Caritas, che ammette in un’intervista all’agenzia Sir: “no all’accoglienza nei centri grandi, meglio nei piccoli e diffusa nei territori per gestire meglio i momenti di esasperazione, che possono capitare. È dimostrato – continua Forti – che i CIE, Centri di identificazione ed espulsione, sono costosi e inefficaci,  si parla di migliaia di euro a persona e nella maggior parte dei casi non esistono accordi bilaterali con gli Stati da cui provengono i profughi. Il caso del terrorista Anis Amri, che ha vagato per quattro anni per l’Europa nonostante sia stato identificato come persona pericolosa, deve allora far riflettere sulla mancata capacità del sistema di portare a termine le espulsioni”.

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Nei dati pubblicati nel sito del Ministero dell’Interno sui migranti sbarcati in Italia nell’ultimo anno balza all’occhio un +17,84% dal 2015 ad oggi. Nel 2016 sono giunti sulle nostre coste 181.283 migranti e 175.485 sono presenti sul nostro territorio, le regioni che accolgono il maggior numero di profughi sono Lombardia (13%), a seguire Lazio, Piemonte, Campania e Veneto con l’8%. Ma il dato che preoccupa più di tutti è il numero di minori non accompagnati, dal 2015 ad oggi siamo passati da 12.360 a 24.929 presenze. Anche la Chiesa con le sue associazioni e diocesi fa tanto, Mons, Perego ci spiega che “i profughi accolti sono circa 30mila e sono distribuiti in 700 parrocchie e 500 famiglie”. Anche il Sacro Convento di Assisi ha aperto le proprie porte ai migranti ospitando nella sua foresteria una famigli irachena di 5 persone.
Abbiamo intervistato Angelo Chiorazzo, fondatore della cooperativa Auxilium che gestisce 9 centri accoglienza per migranti in Italia:

Quanti rifugiati accogliete al giorno e quali sono le attività quotidiane?

Accogliamo ogni giorno tantissime persone e le attività svolte sono quelle previste dal capitolato: servizio medico h24, supporto socio-psicologico, attività ludiche e sportive come teatro e calcio. Proprio poco tempo fa c’è stato il debutto al teatro Argentina di Roma. Naturalmente nelle nostre strutture si tengono corsi di italiano e quasi tutti vengono anche iscritti alle scuole pubbliche dopo aver ottenuto i documenti necessari per poter rimanere in Italia li iscriviamo a progetti formativi con fini lavorativi.
Cosa pensa dei fatti accaduti a Cona?

Quanto accaduto a Cona rischia di non essere un fatto isolato. Fare accoglienza – parlo in generale non mi riferisco e non conosco la struttura in provincia di Venezia – è una cosa seria e non ci si può improvvisare. Ci sono regole chiare che vanno rispettate e applicate in modo omogeneo in tutta Italia e non lasciate alla buona volontà dei singoli prefetti. In alcuni centri manca addirittura la capacità di fare accoglienza. E’ un sistema che va assolutamente riformato. E’ necessario creare un vero e proprio sistema fatto di sana professionalità perché così com’è non funziona.
Ci sono state molte critiche sull’utilità dei grandi centri di accoglienza. Per molti i profughi verrebbero seguiti meglio nei piccoli centri. Cosa ne pensa?

L’accoglienza deve essere divisa in due fasi, nella prima, dove vengono fatti tutti i controlli burocratici del caso, è necessaria una struttura grande e ben organizzata. Nella seconda fase il migrante viene collocato in piccole strutture o in famiglie. Nei grandi centri ci sono servizi come quello legale, medico e socio-psicologico che in alcune piccole strutture non possono essere garantiti. E’ più facile, inoltre, integrare 1000 persone in una città di 100mila abitanti che 10 in una di 500. In Germania esiste un modello, adottato dopo che un Ministro tedesco ha visitato il Cara di Bari, che prevede 90 giorni di accoglienza in un grande centro, dove avviene la fase d’identificazione e d’inserimento, e una successiva fase di collocazione degli ospiti sul territorio, in piccoli centri. E’ necessario capire prima i reali bisogni delle persone che giungono in Italia e poi trovare luoghi adatti alle loro esigenze.
Si parla spesso degli affari delle cooperative?

E’ uno dei problemi al quale la cooperazione sta rispondendo in maniera forte. Bisogna vigilare sempre di più. Noi al nostro interno, come movimento cooperativo, dobbiamo assolutamente fare attenzione alle false cooperative. Il presidente dell’alleanza delle cooperative italiane, Rosario Altieri, ha più volte acceso i riflettori su questo fenomeno.
Cosa pensa dei CIE?

E’ uno strumento che va rivisto. Anche perchè spesso capita che l’ospite a cui viene dato il foglio di via puntualmente non torna nel proprio Paese a causa dei problemi con il consolato della nazione di origine. Lo stesso è avvenuto per Anis Amri, l’attentatore di Berlino, arrivato a Lampedusa da minorenne condannato per 4 anni e non riconosciuto dal Paese di provenienza: gli venne intimato di ritornare in Tunisia, cosa che di fatto non fece.
Ritengo, come disse Papa Francesco quando venne da noi a Castelnuovo di Porto, che quella attuale non è una guerra di religione ma che ci sono i trafficanti delle armi che vogliono il sangue, non la pace.
Cosa pensa dell’accoglienza?

5000 uomini, donne e bambini morti nel Mediterraneo e non sappiamo quanti nel deserto, sono una realtà vergognosa e inaccettabile. È indispensabile aprire corridoi umanitari per mettere in salvo, in sicurezza, chi scappa dalla guerra e dalla povertà assoluta. È assolutamente necessario il coinvolgimento dell’Europa nel processo di accoglienza. Il sistema di Rilocation è stato fallimentare, delle 40.000 persone per cui era prevista la ricollocazione dall’Italia ai vari Paesi europei ne sono stati accolti meno di 4000. Bisogna parlare meno e agire di più. Davanti all’immane tragedia quotidiana che accade in Siria e in tanti altri luoghi, nessuno può sottrarsi al senso di responsabilità che la situazione richiede.
Ci sono alcune persone che abbiamo il dovere di accogliere. Il grande problema è che arrivano tantissimi minori senza genitori. Sarebbe bello, visto che i centri per minori sono pieni, che le famiglie aprissero le porte delle loro case ai bambini soli. Magari si potrebbero accelerare le pratiche burocratiche di affidamento.

Fonte: www.sanfrancescopatronoditalia.it

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