Cronaca

Le spoglie di Sant’Andrea Avellino tornano a Senise

Le Spoglie di Sant’Andrea Avellino ritornano a Senise (PZ)  dopo circa 10 anni, paese che lo ha visto crescere e maturare spiritualmente.

L’arrivo delle Sacre Spoglie è previsto alle ore 17:30 di oggi  , provenienti da castronuovo di Sant’Andrea . La popolazione e i devoti si raduneranno in Largo San Biagio per l’accoglienza e  successivamente in processione verso la Chiesa di S. Francesco. Alle 18:00 solenne celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Mons. Francesco Sirufo ,Arcivescovo di Acerenza. Per tutta la serata è possibile fare visita  e veglia di preghiera, dalle ore 21;00 fino a tarda notte. Nella giornata di sabato, dopo la messa mattutina, ci saranno le visite guidate delle scuole , le confessioni e le preghiere personali. Dopo la santa messa vesperina, le spoglie , ripartiranno per far ritorno a Castronuovo di sant’Andrea dove resteranno fino al 7 novembre 2016.

Sant’ Andrea Avellino Sacerdote

Nacque a Castronuovo nel 1521, da Giovanni Avellino e da Margherita Appella. Venne battezzato con il nome di Lancellotto, primo di due fratelli. Ricevette la prima educazione dallo zio don Cesare Appella, che era arciprete del paese. Nel 1532 si trasferì a Senise, paese distante pochi chilometri, dove studiò lettere classiche, matematica e musica per quattro anni. Il 17 agosto 1537 il vescovo di Anglona, Pietro Paolo Parisio lo consacrò suddiacono. Per quattro anni aiutò lo zio arciprete nell’opera di catechesi della parrocchia. Venne ordinato presbitero fra il 1545 e il 1546. L’anno seguente si iscrive all’Università di Napoli per conseguire la laurea in utroque iure.
Nel 1548 fece la conoscenza del gesuita spagnolo padre Diego Laínez, e la frequentazione degli esercizi spirituali tenuti da uno dei maggiori collaboratori di Ignazio di Loyola provocarono un profondo cambiamento nel modo di pensare di Lancellotto che lo indicherà come il momento della sua vera conversione. Da questo momento decide di continuare gli studi giuridici, ma di rinunciare alla laurea; dominare e contrastare i moti istintivi della propria volontà; progredire ogni giorno di più nella via della perfezione; dedicarsi totalmente a Dio abbracciando lo stato religioso della famiglia teatina. Gaetano di Thiene, aveva fondato nel 1533 una comunità di questo ordine riformatore a Napoli, presso la grande basilica di San Paolo Maggiore.
Terminati gli studi, come deciso, rinunciò al conseguimento della laurea abbandonando disegni e aspirazioni di grandezza. In attesa di essere accolto tra i teatini, operò presso la Curia Arcivescovile di Napoli come avvocato. Durante questo periodo ebbe modo di difendere un sacerdote in tribunale: la causa fu vinta ma solo con l’uso della menzogna. Questo fatto marcò profondamente Lancellotto che decise di lasciare tutto ciò che poteva ostacolare il suo servizio a Dio. Tornò al paese ed elargì, a favore del fratello, la parte di eredità che gli spettava. Di lì a poco venne richiamato a Napoli dal vicario generale Scipione Rebiba.
Nel 1551 venne incaricato di riformare i costumi del monastero di Sant’Arcangelo a Baiano. In quel tempo vi era l’usanza nelle famiglie nobili di mettere in convento le figlie che non avevano trovato un matrimonio conveniente. Questa usanza creava nei monasteri una situazione di degrado e di poca coerenza con la vera vita monastica. Don Lancellotto si dedicò con tutte le sue forze alla riforma di questa comunità con l’introduzione di una più disciplinata e attenta conduzione della vita della monache. Questo gli causò risentimenti e critiche che sfociarono in un tentativo di omicidio.
Il 14 agosto 1556 entrò come postulante presso i teatini di San Paolo a Napoli. Il 30 novembre dello stesso anno vestì l’abito di novizio, prendendo il nuovo nome di Andrea. Il 25 gennaio 1558 prese i voti. L’anno seguente venne ricevuto a Roma da papa Paolo IV cofondatore assieme a san Gaetano da Thiene dell’Ordine dei Chierici Regolari Teatini. Nel 1560 venne nominato maestro dei novizi, carica che ricoprì per 10 anni. Fu molto apprezzato come confessore.
Nel 1567 padre don Andrea Avellino venne nominato preposito di San Paolo Maggiore a Napoli. Ruolo che ricoprì a più riprese nei successivi dieci anni. Fu visitatore della Provincia lombarda dei teatini tra il 1573 e il 1577 e della Provincia campana dal 1590 al 1591.
Le sue regole per svolgere al meglio la sua attività di superiore erano:

agire secondo il detto della sapienza, con fermezza e con dolcezza;
imitare il Signore che prima insegnò con l’esempio e poi con la parola;
tenere presente il monito di San Bernardo ai prepositi vedano tutto, dissimulino molto, correggano poco;
valutare la buona volontà dei confratelli, apprezzare il loro operato e farlo conoscere, perché sia di esempio e di sprone agli altri.

Nel maggio del 1585 il santo si operò come mediatore e mise a disposizione dei bisognosi le risorse del suo ordine, dopo i tumulti scoppiati a Napoli a seguito dell’uccisione dell’eletto del popolo Giovan Vincenzo Starace da parte della folla inferocita. Starace era ritenuto il responsabile della carestia che la città stava subendo.

Molto benefica e proficua fu la sua attività come superiore dell’ordine che visse in quel periodo un intenso sviluppo nelle province di Napoli, Milano e Roma. Intensa fu la sua attività epistolare che conta oltre mille lettere. Scrisse numerosi trattati e opuscoli di ascetica e di esegesi biblica. L’epistolario fu pubblicato nel 1731 in due volumi. Da questi scritti si constata la sua grande devozione per la Madonna. Le sue principali fonti di ispirazione erano, Sant’Agostino, San Giovanni Crisostomo, San Bernardo e San Tommaso. Tra i suoi discepoli, il più famoso è padre Lorenzo Scupoli, teatino autore del Combattimento spirituale.  Morì il 10 novembre 1608 a Napoli.

RoPo

 

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