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Edoardo Bennato, 70 anni tra rock e canzone d’autore Primo a riempire San Siro, sue Sono solo canzonette e W la mamma

Il 23 luglio Edoardo Bennato entrerà nella cerchia dei rocker settantenni. Buona parte della sua vita l’ha trascorsa facendo musica, visto che le sue prime prove risalgono alla fine degli anni ’50 con il trio, formato insieme ai fratelli Eugenio e Giorgio e che portava il nome di famiglia. Nonostante gli alti e bassi della sua carriera – l’ultimo album, “Pronti a salpare” è stato pubblicato nel 2015 a cinque anni di distanza dal precedente – Bennato resta una figura chiave della musica italiana, anche al di là dei pur numerosi titoli entrati nella storia del costume del nostro Paese. Prima, negli anni ’70, quando, alla maniera dei buskers, faceva il one man band, suonando chitarra, armonica, kazoo e il tamburello a pedale, ha letteralmente reinventato la figura del cantautore, mettendo insieme l’irriverenza e l’energia del rock, la lezione di Dylan con l’umorismo e la tradizione di Napoli, che proprio in quegli anni viveva una stagione di splendore musicale.

Poi ha messo insieme la canzone d’autore con il rock e il blues, raggiungendo una popolarità da star, probabilmente con il distacco di chi sui vezzi delle star e dei suoi colleghi ha infierito almeno quanto sui politici e i lacchè del potere. Non per niente, il 19 luglio 1980, è stato il primo artista italiano a riempire San Siro. A questo traguardo c’era arrivato spinto da alcuni dei capolavori della musica italiana e dopo una gavetta, poco raccontata, come autore per altri artisti: “I buoni e i cattivi”, l’album che l’ha rivelato, con “Ma che bella città”, “Uno buono”, “Salviamo il salvabile” e “Un giorno credi”, che era stato già pubblicato nel precedente titolo del debutto, “Non farti cadere le braccia”, “Burattino senza fili” (un milione di copie vendute nel 1977), “Sono solo canzonette”, concept album sulla figura di Peter Pan che, insieme ai super classici “Il rock di Capitan Uncino” e “L’isola che non c’è”, contiene la title track, un’espressione, ispirata a Jannacci, da tempo entrata nel linguaggio comune.

Negli anni Bennato, che è laureato in architettura e che molto si è impegnato per la riqualificazione della sua città e di zone come Bagnoli, ha anche tentato coraggiosamente altre strade musicali, flirtando con la sperimentazione, l’elettronica e il rock più duro, cogliendo altri clamorosi successi commerciali tipo “Viva la mamma”, altro titolo entrato nell’immaginario collettivo pop, o “Un’estate italiana”, la sigla di Italia ’90. Il brano è stato scritto da Giorgio Moroder, Bennato e Gianna Nannini hanno adattato il testo e cantato la versione italiana che, secondo le cronache, è l’ultimo best seller italiano a 45 giri prima che questo supporto sparisse dal mercato. Spunti di cronaca a parte, negli anni più recenti Edoardo Bennato è rimasto un po’ discosto rispetto al mercato e ai grandi circuiti musicali e televisivi, riavvicinandosi al suo vecchio amore per il blues e i suoi derivati. Ma non c’è dubbio che il 23 luglio possa festeggiare i 70 anni di un maestro.

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